Controtendenza

Qualche tempo fa, inoltrandoci sul sentiero di un boschetto vicino ai laghi dei Gorghi Tondi e sbucando in un giardino abbandonato, abbiamo incrociato un “tizio” tutto vestito di nero. Camminava lento ma deciso sull’erba, per nulla pacifico quando si è accorto di noi, con delle lunghe zampe armate di chele. Anche i bambini, che un momento prima giocavano e si rincorrevano, hanno improvvisamente rallentato l’andatura avanzando con cautela, quasi a tempo di moviola,  verso l’intruso. Non avevamo mai visto un tipo simile: buffo, nero e lucido.
Toccandolo con un ramoscello secco, si sollevava fingendo di aumentare di statura, gonfiando il petto per così dire, per sembrare un dragone e mettere paura. E aveva ragione di farlo, perché non era più lungo di un dito.

Austropotamobius, così si chiama,  era un gambero… un gambero di fiume.
Si dice che i gamberi vadano all’indietro. Lui invece guardava avanti,  oltre il fiume, mettendosi in viaggio tra aranci e mandarini.